ATELIER DI SCRITTURA ESPRESSIVA

Elisabeth Bing (1934 – 2017) ha ideato una forma di laboratorio di scrittura espressiva e creativa da svolgere insieme ai bambini e ai ragazzi. Questo percorso viene raccontato nel bel libro Il laboratorio di scrittura a scuola. Percorsi didattici per la primaria di Angela Chiantera, Emanuela Cocever e Claudia Giunta. Il presente documento è una rielaborazione delle idee descritte nel libro.

Grazie a questa tecnica si può vivere la scrittura insieme ad altri, con cui si condividono curiosità e piacere legati allo scrivere e al mettere in comune con loro quanto prodotto. È una tecnica che non impone ma lascia spazio alla creazione e al rispetto reciproco.

Bing è molto critica nei confronti di tutto quello che ha a che fare con la “libertà espressiva”, che lascia, in realtà, ogni soggetto in balia dei suoi modelli impliciti di scrittura. Sostiene invece l’importanza di utilizzare sentieri già percorsi da altri, di confrontarsi con scelte linguistiche altrui per emularne la forza espressiva, per questo sono importanti nel laboratorio di scrittura i modelli. Questi modelli sono brani d’autore che servono come proposta di scrittura. La lettura iniziale di brani orientano, esemplificano, il lavoro da compiere scrivendo.

Il laboratorio si compone di 4 fasi:

  1. Il riscaldamento, ovvero La penna rincorre i pensieri. Si tratta di quella che in genere viene chiamata “scrittura automatica”. Come i giocatori di calcio, prima di entrare in campo, usano fare un riscaldamento, così bambini e bambine, apprendisti scriventi, si allenano prima della scrittura vera e propria: hanno a disposizione 3 minuti di tempo per seguire il filo, logico o illogico, dei propri pensieri e per trasferirli sul foglio, tentando di non interrompere, se possibile, il fluire della scrittura.
  2. L’ascolto di un breve brano d’autore esemplificativo del testo che i bambini dovranno affrontare. Il momento dell’ascolto è fondamentale per l’insorgenza del bisogno di scrittura: l’esposizione alla musicalità e al ritmo di un testo d’autore è la via più naturale per movimentare l’humus fertile da cui poi scaturiscono variazioni personali, vere e proprie avventure linguistiche al fine di trovare nuove soluzioni espressive e comunicative. Come se i bambini sentissero il piacere della scrittura cibandosi di altra scrittura.
  3. La scrittura agita, ossia il momento della produzione scritta, dell’ideazione, della scelta, della libera espressione. Il tempo viene definito dall’insegnante che conduce il laboratorio e varia a seconda del testo da scrivere.
  4. La pubblicazione del testo: è il compiersi di quello che viene propriamente detto il dialogismo insito nel testo scritto, dove chi scrive ha subito un suo pubblico in ascolto e dove il processo migliorativo di analisi del testo deriva da una condivisione e da una revisione a più mani. L’insegnante non dà giudizi nè corregge i testi; è il bambino stesso che, scegliendo di leggere ad alta voce il proprio elaborato, ascolta gli eventuali consigli dei compagni e si autocorregge, se necessario; la classe diventa quindi una comunità di ricerca e di apprendimento dove si ascolta, si pensa, si ragiona e si impara insieme.

Molte delle proposte di scrittura utilizzano la tecnica degli elenchi, liste che aiutano i piccoli scrittori a scrivere frasi semplici senza preoccuparsi di subordinate complesse o altri aspetti di sintassi che richiedono competenze linguistiche evolute. Per questo, nella proposta del laboratorio di scrittura espressiva a scuola, è importante la gradualità: all’inizio proposte molto semplici per passare a proposte più complesse, sempre senza la paura di provare.

La scrittura espressiva può essere alternata alla scrittura creativa: mantenendo la struttura e le fasi del laboratorio, è possibile proporre come modello e come esercizio di scrittura giochi linguistici come acrostici, anagrammi, tautogrammi… Alternare le due modalità, scrittura espressiva e scrittura creativa, permette un approccio più vario e una esplorazione di modelli differenti.

Un esempio

Durante l’anno scolastico, con i bambini della mia classe, facciamo atelier di scrittura una volta al mese. Quando facciamo atelier ci trasformiamo in autentici scrittori di professione, anche i nostri nomi non sono più gli stessi, ma abbiamo tutti uno pseudonimo creato a partire dall’anagramma del nostro nome e cognome. Ogni nostra produzione verrà firmata con lo pseudonimo. Ad esempio, io che mi chiamo Alberto Speroni, quando facciamo atelier, divento Eleonora Brispt. Ogni bambino ha un raccoglitore ad anelli in formato A5, in questo modo è possibile lavorare sui fogli e sui testi in modo dinamico e flessibile.

In questo periodo di didattica a distanza, ho scelto come modello il testo libero di un bambino della mia classe che si prestava molto bene allo scopo. Questo ci ha permesso di continuare atelier di scrittura come se fossimo insieme a scuola. I bambini hanno lavorato da soli a casa; sul tavolo solamente penna, foglio e cronometro. Dopo i tre minuti di riscaldamento si passa al momento della lettura. Di solito viene fatta insieme, in questo caso ognuno legge per conto suo.

QUANDO ERO PICCOLO

Quando ero piccolo mi piaceva sbattere le mani per terra;

Quando ero piccolo mi piaceva essere preso in braccio;

Quando ero piccolo mi piaceva guardare la tv da 2cm di distanza;

Quando ero piccolo ho cominciato a camminare e camminavo tantissimo nel giardino;

Quando ero piccolo non mi piaceva essere fotografato;

Quando ero piccolo mi piacevano molto gli animali giocattolo;

Quando ero piccolo mi piaceva correre e dicevo “COI COI” 

Quando ero piccolo mi piaceva stare con la faccia attaccata alla macchina fotografica;

Quando ero piccolo mi piaceva giocare con le macchinine e i dinosauri;

Quando ero piccolo mangiavo solo pasta al pesto e mi piaceva un sacco;

Quando ero piccolo non mi piaceva soffiarmi il naso;

Quando ero piccolo mi piaceva guardare i cartoni;

Quando sono diventato grande è cambiato tutto. 🤗🤗

Moazzi Petroglia

Ogni bambino ha potuto leggere il testo di Moazzi Petroglia (pseudonimo del vero nome) e si è potuto cimentare nello scrivere un testo che parlasse di sè con l’unico vincolo del tempo (ho dato 25 minuti) e della proposta (quando ero piccolo/a).

Nei 25 minuti di scrittura i bambini devono ritagliarsi il tempo per affinare il testo come fossero artigiani. Non è questa una scrittura di getto. Possono tornare sulle parole già scritte, sostituire, eliminare, cambiare di posto, ridurre, ampliare. Lo scopo è arrivare alla fine del tempo con un testo revisionato e curato da poter esporre ai compagni. Il rispetto del tempo per la fase di scrittura non deve essere vissuto come un vincolo alla libertà di espressione, ma serve come bussola per orientare il lavoro e come strumento di mediazione, esattamente come la consegna di scrittura. Naturalmente può essere interpretato con un certo grado di flessibilità. Da evitare che dopo 5 minuti un bambino si alzi dicendo “Ho finito”. L’esercizio finisce dopo il tempo assegnato, che va usato per migliorare il testo, per lavorarci sopra. Lo scopo del limite temporale è anche quello di permettere a tutti la fase di condivisione, la più importante secondo me. La fase di condivisione dei testi in presenza richiede molto tempo e un grande sforzo, mai tradito dai bambini, di attenzione, ascolto e concentrazione. In questa particolare situazione di lavoro a distanza, i testi dei bambini sono stati tutti condivisi su una classe virtuale, così ognuno può leggere ciò che hanno scritto i compagni.

I momenti di lettura mettono in circolo altri momenti di scrittura, e così via. È capitato infatti che sia arrivato immediatamente, da parte di un bambino, un testo intitolato “Quando sarò grande”. Lo userò come prossima proposta di atelier.

Alberto Speroni