FINESTRE APERTE

Proposte di L2 nei giorni della didattica dell’emergenza dai CPIA di Roma e Bologna

Ieri mi sono incontrata nella galassia remota del web  con le mie  compagne della Sif. Loro stanno tanto e faticosamente lavorando per tenere vivo , in questo momento di emergenza, il senso del legame con la scuola dei loro alunni e delle loro alunne a cui stanno insegnando l’italiano come lingua non materna in due CPIA, Graziella a Roma e Carla a Bologna. Insieme a noi c’era Marilena che a Madrid sta finendo la sua tesi di dottorato prima di rientrare a scuola a settembre. Sempre che ci si rientri… Io in realtà sono l’unica che non sta facendo niente. Con l’inizio dell’isolamento mi è pian piano iniziato un senso di spaesamento che , nel momento in cui ho smesso di tener conto dei giorni e di strappare le pagine del calendario, è sfociato in una sensazione di insicurezza. Come avessi perso un ritmo che legava il mio interno all’esterno. In uno spazio circoscritto a trecento passi al giorno non riesco più a far entrare il mondo. E a nulla valgono le fughe nel bosco che da trasgressive si sono tramutate in senso di colpa per il privilegio di avercelo un bosco intorno a casa. Magari piovesse, e il grigio del fuori facesse perdere la voglia di avventurarsi per le strade. Invece mai una primavera fu più esplosiva di colori, fiori, odori. E’ iniziato a cambiare tutto con l’arrivo dell’ora legale, quando un po’ di luce in più ogni sera ha cominciato a far macerare i pensieri nella malinconia  invece di portare l’allegria degli anni passati. Si, il 28 marzo ho cominciato a smarrirmi  tra quattro mura. Un paradosso.

Ieri invece le mie amiche sono riuscite ad aprire una finestra e, con i loro racconti appassionati, mi hanno tirata fuori dal guscio. Insieme abbiamo deciso di raccogliere i materiali che stanno producendo per raggiungere alunni e alunne nelle loro case e cercare di restituire ai loro lavori solitari una dimensione collettiva. Un modo per aprire varchi nelle quattro mura che ci rinchiudono. Varchi per superare il confine geografico delle nostre case e il confine interiore delle solitudini che ci opprimono. Muri che, nonostante ci proteggano, forse, dal virus, vorremmo perdessero il significato di separazione. Convinte che le mura di casa con un po’ di creatività possano diventare muri “maestri” , proveremo a disporre, anche un po’ in disordine, come sui banchi di un mercatino di bric à brac dove si mischiano oggetti che richiamano le più diverse storie e geografie, materiali provenienti da corsi proposti in contesti anche molto differenti, ma riadattabili nella didattica dell’emergenza dei diversi livelli di L2. Visto che non possiamo pensare di abbattere la nostra casa neppure metaforicamente, i primi varchi che useremo sono quelli già esistenti: le finestre. Con l’invito  a usare sguardi speciali per guardare fuori, ma anche per farci un pó guardare e guardarci dentro, nelle sensazioni del qui e ora e nel tempo, che sembra così lontano, del prima. Mentre Graziella e Carla continueranno i loro percorsi , abbiamo deciso che Marilena cercherà di chiarire scopi, bisogni educativi contingenti, ricerca di territori di esplorazione nuovi e vecchi per coltivare le relazioni umane, insomma le ragioni di un metodo e io troverò un modo creativo per ricucire e raccontare nel blog del MCE questa strana scuola per gli adulti al tempo del coronavirus.  MAURIZIA DI STEFANO

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