Trame, linguaggi e immagini per tessere comunità

di Marilena Muratori

In questo momento epocale quello che di cui abbiamo bisogno è trovare tutte le risorse per avvicinare di più le persone alla vita e a pensarsi come parte di una comunità. Il filo conduttore delle nostre proposte e dei materiali che condividiamo parte, dunque, da come scavallare le quattro mura domestiche e creare trame di comunità. 

In una situazione tra l’apocalittico e il surreale, per combattere il virus, per cercare una sorta di immunità, dobbiamo rinunciare ad esporci, a uscire e ad avere contatti; dobbiamo quindi limitare e rinunciare al nostro vivere in comunità. Dalla rinuncia al privilegio della communitas, che sostiene la vita umana, inizia lo spaesamento. C’è un legame forte tra comunità e immunità. Entrambe contengono la parola latina mūnŭs (obbligo, impegno, …), ma si differenziano per il prefisso: in un caso ci si mette insieme e nell’altro ci si priva, ci si esclude. Di fronte a questo paradosso, ovvero la ricerca dell’immunità della comunità, costruiamo il nostro presente educativo. 

E qual è dunque l’obiettivo educativo? come si declina il nostro intervento pedagogico nella non-aula, nel “SENZA SCUOLA”?

Con la didattica a distanza? Ma se un quarto degli studenti non ha la possibilità di partecipare a momenti di didattica a distanza con strumenti idonei (secondo i dati ISTAT)?

Cosa avremmo fatto se una cosa del genere fosse successa 10 anni fa, senza le piattaforme, gli Amazon e i WhatsApp?

Questa domanda provocatoria mi porta a riflettere su ciò che è profondamente necessario. 

In questa EMERGENZA GLOBALE, cosa è veramente importante trasmettere attraverso gli straordinari apparati tecnologici di cui disponiamo, chi più e chi meno?

Io penso al sentimento di collettività. Gli alunni e le alunne ci chiedono di parlare/parlarsi e di incontrarsi. Come dicevo all’inizio, questa situazione di tremenda emergenza SANITARIA ci ha costretto a rinunciare alla socialità. La scuola è uno spazio collettivo innanzitutto. Allora come? Cosa facciamo?

Io credo che un possibile orizzonte di senso a questo delirio e saturazione telematica sia trovare i modi creativi per portare le esperienze individuali realizzate grazie alla tecnologia in una trama collettiva. Proponiamo attività che possano essere inserite in un grande “tutto” che è la classe, il gruppo dei compagni e delle compagne, insieme alle maestre… che ci faccia sentire unite e uniti, insieme nella distanza, appartenenti a quella piccola comunità che incontriamo a scuola.

Marilena Muratori

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