Un apologo

Una rielaborazione da R. Dunn, K. Dunn ,“Programmazione individualizzata”, Armando Editore,1979.

Nell’epoca della grande carestia, gli animali decisero che dovevano fare una scuola per affrontare la ripresa insegnando ad  adottare stili di vita completamente diversi con un cambiamento dell’ordine di importanza delle cose che contano e un apprendimento ad essere pronti di fronte alle emergenze.

Costruirono così un curricolo di attività per affrontare le nuove sfide, consistenti nelle abilità di correre, arrampicarsi, nuotare e volare ritenuti i comportamenti motori necessari per affrontare qualsiasi forma di imprevisto. La novità però era che tutti gli animali dovevano affrontare le quattro discipline. però ciascuno nel proprio territorio senza vedersi e senza mescolarsi.

L’anatra era un’alunna eccellente nel nuoto, migliore dello stesso istruttore, che doveva darle i comandi a distanza perché l’alluvione impediva di avvicinarsi. Fece anche dei discreti progressi nel volare, ma era una frana nella corsa.

Dato che era così lenta fu deciso che avrebbe dovuto fare un corso di recupero appena sarebbe stato possibile fare le attività in presenza e non con i walkie talkie.

Così venne costretta a saltare il nuoto per praticare la corsa. Questo finché le sue zampe membranose si consumarono in malo modo e finì per diventare scoordinata anche nel nuoto. Ma la mediocrità a scuola la si accettava pure, purché non fosse di disturbo, sicché nessuno se ne preoccupò tranne l’anatra stessa che si nascose nel folto della boscaglia per non farsi trovare.

Il coniglio fin dall’inizio era il primo della classe nella corsa, ma ebbe un crollo nervoso quando un piccione viaggiatore gli recapitò tutti gli esercizi che avrebbe dovuto fare per imparare a nuotare.

Lo scoiattolo era bravissimo nell’arrampicarsi, finché non sviluppò una grave frustrazione quando gli si volle insegnare a praticare il volo. Il suo insegnante lo fece cominciare dal basso in alto, anziché dalla cima dell’albero in giù. Si beccò pure, a causa della iperesercitazione, delle contrazioni muscolari, e finì quindi per avere un ‘buono’ nell’arrampicamento ma un ‘pessimo’ nel volo.

L’aquila era un bambino-problema e si cercò di sottoporla a severa disciplina. Voleva fare sempre di testa sua, non seguiva le istruzioni, per raggiungere la cima dell’albero voleva a tutti i costi usare il suo modo, non quello dell’insegnante. E quando si alzava in volo, gli istruttori non potevano raggiungerla neanche con i walkie-talkie, così perse molta scuola e dovette ripetere l’anno.

Alla fine dell’anno, un’anguilla anomala che poteva nuotare straordinariamente bene, e un poco anche correre, arrampicarsi e volare ebbe la media più alta con la lode.

Si dimostrò però particolarmente asociale e individualista.